Una storia vera di immigrazione

Era giunto dal Senegal con un bagaglio di grandi speranze.
Era certo che avrebbe trovato, se non l’eldorado, di che sopravvivere meglio che a casa. Le cassandre che in patria mettevano in guardia, informando che non è così, che da noi si sta peggio, non meglio o uguale, peggio e che la vita a casa loro ha il pregio di essere più serena, meno umiliante, vengono zittite, vengono giudicate originate da incapacità di sapersi districare: io quando sarò là mi destreggerò in maniera che in poco tempo sarò un signore, come tutti gli italiani, anzi, meglio di molti di loro.
Partono con certezze che sovrastano le speranze. Non un potrà, ma un sarà.
Ma bastano pochi mesi per capire che qui non va: non c’è lavoro, vive al disotto della decenza, pur a confronto con le condizioni che aveva in Senegal.
Decide allora di andarsene, vuole tornare a casa. Acquista con fatica il biglietto aereo, aiutato dai compagni che fanno una colletta per favorirlo.
È in aeroporto, poche ore lo separano da un ritorno che non sarà onorevole, sarà oggetto di scherno da parte di coloro che erano invidiosi delle sue scelte, sarà un’umiliazione: non sono riuscito!
Ma sarà casa sua e qui non si può stare, non si vede futuro. Anzi, è divenuto pericoloso per un onesto che è sempre rigato dritto ma che è un clandestino, la clandestinità è reato, è motivo di galera e lui in galera non vuole andarci.
Presenta i documenti in aeroporto e, in men che non si dica, viene arrestato come clandestino e messo in prigione.
Ma io sto tornando, perché mi mettete in prigione? Sto in pratica sottraendomi a questo reato, fatemi salire sull’aereo e non sarò più un irregolare.
Niente da fare, i tuoi piedi calpestano questo suolo, indipendentemente dall’azione che stai facendo; in questo preciso istante sei un irregolare e quindi un delinquente.
Ma cosa fate di me?
Verrai giudicato e espulso….
Ma io mi sto già espellendo…
Tu non puoi, deve farlo il giudice.
Tralascio tutte le assurde frasi che possono pronunciarsi in un frangente che di assurdo ha tutto.

Ma io dico: non ti viene voglia di andare dal Capo di questo stato, dal capo del governo, dal ministro responsabile dell’ordine pubblico, prenderli per il bavero, dar loro un paio di scossoni e dire “ma voi cosa fate??” Non ti viene voglia di andare a prendere quel povero ragazzo e farlo evadere e farlo espatriare con un gommone al contrario?
Te lo immagini in una cella sovraffollata, dimenticato per non so quante settimane o mesi in attesa di un processo e di una espulsione che lo rimandi dove voleva spontaneamente tornare, macchiato dal disonore della galera, che farà fatica a spiegare ai suoi compaesani che no, si trattava di una stortura della legge di uno dei paesi dalle tradizioni più forti in termini di diritto.
Come puoi coricarti la sera avendo in mente queste storture, queste crudeltà verso altri esseri umani, totalmente gratuite, che forse entreranno nelle statistiche della lotta alla criminalità ed all’immigrazione clandestina, ad ornamento di fasulli garanti dell’”ordine pubblico”.
Ne veniamo a conoscenza perchè è appena successo, è uno scoop e i giornali ne hanno parlato, ma sarà subito dimenticato.

Caro senegalese di cui non conosco il nome, anche se ciò non può rimediare all’ingiustizia che ti ha colpito, ti chiedo scusa, ti chiedo perdono, a nome di tutti coloro che nel nostro paese sanno mettere i valori nelle caselle giuste e sanno guardare all’onestà ed alla rettitudine, non abbagliati dal carrierismo del potere politicante.

Nota. L’episodio raccontato è realmente accaduto nel periodo in cui il governo di centrodestra aveva inventato il reato di clandestinità. L’ultimo esecutivo ha posto riparo a questa assurdità.