Un “dolce” da leggenda

Nella seconda metà del quindicesimo secolo, sotto Ludovico il Moro, Ugo, un bel giovane ma squattrinato, trova lavoro presso il forno di Toni, rinomato panettiere di Milano, che naviga in acque non propriamente buone.

La figlia di Toni, Adalgisa, è bellissima e Ugo non tarda ad innamorarsene, ricambiato.

Ma a volte anche la perduta nobiltà chiude gli occhi al realismo. Infatti il padre di Toni era Giacomo, scudiero di Ludovico, pertanto un “quasi” nobile, nel criterio della famiglia.

Toni quindi non gradisce la corte di Ugo ad Adalgisa e lo minaccia di licenziarlo se non smette di importunare la figlia.

Ugo allora decide di vendicarsi e una notte, mentre sta preparando il pane, mette in opera il suo sabotaggio. Prende lo zucchero e le uova e i canditi che servivano per altri preparati e li butta a caso nell’impasto del pane.

Ne esce un manufatto che Toni non si sente di gettare, anzi, dopo averlo assaggiato e giudicato gradevole, lo propone ad alcuni clienti che ne rimangono estasiati e, entusiasti, ne ordinano ancora.

Ne deriva un grande successo per il forno, che risolleva le sue finanze e per Ugo, addetto alla preparazione del nuovo prodotto, che viene denominato Panettone e in breve diviene il dolce più richiesto a Milano.

E finalmente Ugo diventa degno di Adalgisa e i due coronano il loro sogno d’amore.

Il mio “Sangue sul panettone” è un giallo che non ha nulla a che fare con questa leggenda. Ma essendoci la parola panettone che li accomuna, ho voluto raccontarvela.

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