Un attacco terroristico

Nel libro “Sangue sul panettone“, c’è una descrizione di un attacco terroristico, molto realistica.

Un forte rumore dall’entrata dell’albergo richiama in quella direzione la sua attenzione e quella degli altri presenti. È come un grosso mobile che cade con gran baccano.

Si guarda intorno, tutti sono in piedi che cercano di sbirciare.

Grida concitate giungono.

Qualcuno si allontana, senza fretta ma decisamente, verso la parte opposta, dove si accede al ristorante.

Non riesce a capire il significato di quello che dicono, ma intuisce che sono ordini, qualcuno sta gridando ordini.

Indietreggia anche lui verso il ristorante, quando anche da lì arriva un rumore, questa volta molto distinguibile. Sono spari, raffiche di mitra tirate verso il soffitto.

Quelli che si erano diretti verso il ristorante, rinculano, guardando davanti a sé.

Ancora non realizza quanto sta avvenendo ma un sospetto si affaccia nel subconscio. La vista di un paio di incappucciati che emergono dal fondo della hall, imbracciando degli oggetti che, messi a fuoco, si rivelano essere dei mitra, conferma il suo timore. Un attacco terroristico in piena regola.

La piccola folla di presenti si allarga spaventata, creando un facile varco che i due percorrono agevolemente fino al centro, tra l’entrata e la porta che conduce al ristorante; il più tozzo spicca un balzo che lo porta sul ripiano di un davanzale e, da qui, fa partire un paio di colpi verso l’alto. A questo spettacolo lo assale una grande paura, che scende giù alle ginocchia e le fa lievemente ripiegare.

Il tozzo, nel silenzio che è seguito ai due spari, arringa i presenti in una lingua che pare arabo, in ogni senso, dato che non capisce una sola parola di quello che dice.

Nel frattempo i suoi compagni girano tra i presenti, scrutandoli con occhi di fuoco attraverso i passamontagna. Con aria brusca spingono i “bianchi”, diciamo i più bianchi, dato che non tutti gli altri hanno la pelle scura, gli europei o gli americani, con una certa violenza a parte, verso il ristorante, mentre gli altri si ammucchiano verso l’ingresso.

Serino afferra al volo, se mai ci volesse chissà quale acume, di trovarsi in un pericolo ancora maggiore. Gli occidentali sono merce di scambio più pregiata.

Si sentono sirene provenire da fuori, stridii di gomme che frenano, urla concitate dei terroristi più vicini agli ingressi. Il tozzo balza dalla sua postazione, pericolosamente esposta verso la finestra, ed atterra nel vuoto liberato dai presenti, che si scostano di fronte al mitra che tiene tra le mani. La piccola folla ondeggia, spingendo anche i terroristi che stavano scegliendo gli ostaggi.

Serino si era già avvicinato al banco del concierge, accanto al quale si apre una piccola porta che dà sul locale di deposito dei bagagli, dal quale aveva notato che si poteva uscire all’aperto, verso l’esterno o verso un cortile chiuso.

Vicino all’entrata principale dell’albergo si coglie un gran rumore, un crepitio di mitraglia. In breve, dentro e fuori avviene il caos: persone che fuggono verso le scale, alcuni compiono veri e propri balzi atletici verso il ristorante, scorge uno che, inciampando, finisce a terra e sotto di lui si allarga una grossa macchia liquida di un colore marrone; uno dei terroristi viene colpito ad un braccio e fa cadere il suo mitra, con un rumore che scompare nel caos generale.

Quello che sembrava il capo urla ordini in arabo e immediatamente una decina di persone vengono isolate verso le finestre e recintate da un paio di incappucciati, che le terrorizzano con urla ed armi puntate.

Con la coda dell’occhio vede i due portieri che stavano al banco che, chinandosi in avanti, si affrettano proprio verso di lui, con l’evidente obiettivo di sgattaiolare all’esterno.

Non ci pensa due volte: se anche loro scelgono questa strada, essa sicuramente può portare alla salvezza. Si ritrova in men che non si dica nel locale bagagli e, da qui, in un cortiletto di un ceninaio di metri quadri, invaso da bidoni dal contenuto vario. Il via vai è intenso, uomini e donne che a gambe levate si precipitano verso una porta in ferro, dove si è creato un ingorgo che rallenta l’uscita.

L’azione terroristica non era stata preparata a dovere, se consente questa vistosa falla, della quale tutto il personale dell’albergo sta approfittando. Oppure questa soluzione era auspicata, con l’intento di trattenere gli ospiti, ghiotta preda per uno scambio con la polizia, piuttosto che la manovalanza marocchina.

Riesce finalmente ad avvicinarsi alla porta.

Alle spalle si ripetono i colpi e tutti istintivamente si chinano, augurandosi che il farsi piccoli possa preservare dall’incontro con proiettili vaganti.

Finalmente è fuori e si lancia con altri in una corsa verso non sa dove, lontani comunque dal luogo dell’attacco. Un paio di poliziotti smistano il piccolo torrente umano, scrutando tra i fuggitivi per individuare qualche terrorista che, mischiandosi, potrebbe sperare di farla franca.

Nel frattempo, in un decrescendo di intensità, gli spari tacciono, sostituiti da urla eccitate, umane, di sirene di ambulanze, di macchine delle forze dell’ordine.

Se ti è piaciuta, non perderti questo bel romanzo poliziesco, pieno di sorprese e di colpi di scena.