Quando l’incipit si rivela inutile

Saul Bellow e l’incipit.

Lui può permettersi di non farlo. Comincia in modo “incolore” ma poi sai che ti tira fuori una serie di avvenimenti apparentemente insignificanti, che gli servono per scavare nella personalità dei personaggi.

Prendi per esempio “La sparizione”, romanzo del 1989. Una trama evanescente, tutta basata su un anello di smeraldi che scompare e ricompare e riscompare, come giocasse a nascondino con la proprietaria, che in esso ripone buona parte della propria instabile sicurezza e del sentimento che sempre la lega e sempre la legherà al suo, in pratica primo, amore.

La sparizione dell’anello, l’ultima, coincide con un altro affetto che lei ripone nella baby sitter europea dei tre figli, che ha ottenuto un particolare successo nell’aiuto che ha prestato alla sua primogenita, che promette sbandamenti superiori a quelli della madre, se mai possibili. La babysitter è tuttavia colpevole di aver portato in casa un fidanzato impresentabile, un immigrato che probabilmente vive di espedienti, che è l’unico che, per occasione e per predisposizione ai furti, può aver trafugato il prezioso oggetto.

Alla fine tutto si risolve al meglio, l’anello viene restituito grazie all’intervento della baby sitter sul “fidanzatino”, con la collaborazione della figlia grande, quella insicura, che riceve, nello specifico dell’avvenimento, una responsabilizzazione che la madre non ha invece avuto modo di ottenere nella sua infanzia e che l’avrebbe temprata diversamente verso le ingiurie della vita. Tutto si chiude con piena soddisfazione dei protagonisti che imparano dall’episodio a stare un po’ meglio al mondo.

Collaterale è il disprezzo che traspare verso psichiatri – psicologi, più o meno professionali, incapaci non solo di aiutare i loro pazienti a fronteggiare gli avvenimenti ma anche di una sia pur minima solidarietà e sostegno verso gli stessi.

E pensare che sicuramente Bellow funge da analista – dietro – le – quinte per i suoi personaggi, cui attribuisce ogni pensiero nascosto, ogni insicurezza, ogni segreto sentimento.

Il libro è bello e si legge bene. Come dicevo, non ti aspetti un inizio folgorante, infatti non lo trovi, perché sai che Bellow non ne ha bisogno. Hai imparato a decifrarlo in precedenti opere e sai che la tua attenzione verrà catturata pagina per pagina, con le mille sottili esche che seminerà per farti continuare ansioso di novità le pagine che descrivono le situazioni limbiche e sottili delle menti dei protagonisti.

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One comment on “Quando l’incipit si rivela inutile

  1. g

    Più che inutile, poco enfatizzato.
    L’incipit è sempre necessario, ma, come in questo caso, certi autori non hanno bisogno di spaccarsi la testa per decidere come iniziare il loro libro, Sono talmente noti che anche una copertina bianca diventa un’attrazione per il lettore.