Mi sono ricordato di Nembo Kid

La tragedia della Torre Grenfell, il grattacielo di Londra in fiamme che, la notte del 14 giugno, si è mangiato la vita di 100 persone, mi ha causato una profonda tristezza, anche a causa della storia di alcune delle vittime.

In particolare i due giovani italiani, sbarcati appena pochi mesi prima nella capitale britannica per lavorare come architetti, in una città che pare prodiga di lavoro nell’edlizia. La loro vicenda, le loro telefonate prima fiduciose sull’arrivo dei soccorsi, poi sempre più in preda al terrore, scomparse infine nel silenzio della morte, non possono non lasciare un senso di smarrimento e di tristezza anche in chi non li conosceva.

L’altra vicenda che mi ha colpito è quella del bimbo lanciato dai genitori dalla finestra, lontano dal fumo e dalle fiamme che li stavano uccidendo, in un appello “salvati almeno tu” che non abbiamo udito ma che sicuramente è stato emesso insieme alle loro lacrime, che sgorgavano non solo a causa della consapevolezza dell’imminente e tremenda fine che sarebbe loro toccata.

Un testimone oculare ha infatti raccontato di aver visto una madre in preda al panico lanciare dalla finestra il proprio bambino, dal nono piano, fino ad arrivare nelle braccia di un uomo che si era precipitato per prenderlo al volo.

Mi è venuto in mente Nembo Kid, davvero, un abbinamento automatico suscitato dai fumetti con la scena di Superman bambino affidato ad un’astronave dai genitori nel bel mezzo dell’esplosione che avrebbe distrutto Krypton, il loro pianeta.

vignette nembo kid

I due si vedono abbracciati, disperati, ma si scorge il loro sguardo di speranza, di fiducia che il frutto del loro amore possa farcela, in qualche angolo dell’immenso universo, chissà dove.

Auguro a quel bimbo, che ce l’ha fatta, di diventare un giorno non certo un uomo dai poteri straordinari, ma almeno un uomo, uno che si ponga nei confronti degli altri come colui che è stato salvato dalle fiamme grazie all’amore di chi gli aveva dato vita. Che tanto amore sia rimasto in lui e che sappia trasmetterlo e donarlo a chi lo incontrerà.