Lode all’imperfezione

Lode all’imperfezione

Ho letto di recente il post di Giuseppe De Renzi, nel quale il bravo autore torinese parla del Premio Dragut.

Da esso si evincono tre cose.

Innanzi tutto, devono essere accaduti alcuni fatti poco simpatici nel corso della giornata pubblica di premiazione. Tali inconvenienti non devono essere passati inosservati, se De Renzi ne parla così apertamente. Anzi, credo che siano stati oggetto di critica più o meno velata.

In secondo luogo, De Renzi dimostra di essere un capo o collega vero (non conosco il suo ruolo nel Comitato). Incita i suoi a passare oltre e li loda per le cose buone che hanno realizzato e che sono state un successo.

Infine eleva filosoficamente un inno all’imperfezione, concludendo che essa non mancherà mai di fare compagnia a chi si accinge ad operare: chi fa sbaglia.

Su quest’ultimo punto avrei tuttavia da ridire, ma mi riesce difficile cercare la concisione per non tediare troppo i lettori su un argomento che occuperebbe pagine e pagine.

margherita senza petaloMi limito pertanto a dire che è fuor di dubbio che l’errore ci accompagna e perseguita di continuo. Quante volte dobbiamo tornare sui nostri passi per correggere qualcosa di sbagliato che abbiamo tralasciato alle nostre spalle. A volte si è consapevoli di dover riprendere una cattiva esecuzione, altre veniamo richiamati da chi nota l’errore e ce lo fa presente, mentre noi non ce ne eravamo nemmeno accorti.

Eppure non dovremmo scendere a compromessi con la qualità di ciò che realizziamo. Dovremmo sempre pretendere da noi stessi la perfezione, la precisione massima.

Forse ci accorgeremmo che la cosa fatta bene costa anche di meno che farla male e poi correggerla e che, tra l’altro, ci dà maggiori soddisfazioni, ci gratifica e attira le lodi altrui.

Ma sono convinto che anche De Renzi la pensi in questo modo sull’imperfezione, che cioè in certi momenti è opportuno sorriderne  e guardare alla prossima occasione. Quando questa si presenterà staremo più attenti.