In visita alla mostra di Bianca Orsi

A Milano si è tenuta l’esposizione postuma delle opere di Bianca Orsi. Un personaggio noto nel mondo dell’arte, meno tra il pubblico, in confronto a tanti dal valore inferiore.

orsi mentre scolpisceLa Orsi, morta lo scorso anno all’età di 100 anni, si è dedicata alla scultura dopo la guerra, frequentando Brera, allora affidata ad Aldo Carpi. Così racconta il critico Giorgio Seveso che ci guida per la mostra con la sua usuale proprietà e chiarezza espositiva. Seveso è il curatore della mostra insieme a Francesca Pensa.

Da lui apprendiamo delle tappe della lunga vita dell’artista, giovanissima partigiana durante la Resistenza. Passata all’arte subito dopo la guerra, gli amici le procuravano i legni per le sue sculture, raccogliendoli tra le macerie dei bombardamenti, o era lei stessa a selezionarli.

Domina infatti nella mostra il rosso del legname, in genere il colore naturale del materiale, che lei accentuava qua e là con pennellate di colore.

Ancora Seveso spiega come

le immagini di Bianca Orsi testimonino un impegno poetico, drastico e preciso che non ha spazio per concessioni al gusto e alla “bellezza”. Sono immagini tratte dal repertorio della violenza contemporanea, dal furore della storia.

Interviene Alessandro Balducci, il figlio, per confermare la personalità solitaria e schiva di occasioni pubbliche della madre. Quasi trascurata dal mercato e dalle istituzioni culturali, forse perché donna impegnata su un terreno considerato tipicamente solo maschile come quello della scultura. Ma lei stessa aveva più volte affermato il proprio disinteresse per l’aspetto mercantile dell’arte.

Una mostra originale, con le opere ben disposte per consentire una piena visibilità, come testimoniano le immagini montate da Trebbia Studios.