In calcio d’angolo

Da giovane ho giocato, come credo tutti i maschi della nostra penisola, a pallone. Si andava nei cortili più spaziosi degli amici. Le cartelle a fare da pali, da 2 a 8, a volte di più, giocatori per squadra, secondo gli impegni o le volontà dei genitori, e via a correre come dannati dietro a un pallone un po’ sgonfio, ma che faceva egregiamente alla bisogna.
Più avanti, ormai all’Università, si andava nei campi sportivi, pochi in verità, che Macerata e dintorni concedevano per le attività sportive. Allora si era una scquadra vera, 11 giocatori, e si fece anche qualche torneo con risultati poco brillanti. Ma questi non erano poi così importanti.
L’ultima volta che ho giocato seriamente è stato durante il servizio militare, che ai tempi era obbligatorio, rinviato fino alla laurea. In caserma c’erano diversi battaglioni e ciascuno aveva messo su la sua squadra. Noi arrivammo primi, al torneo che veniva organizzato ad ogni nuova leva, ed io realzzai il gol decisivo, di testa.
Comprendo bene la vostra perplessità: ma questo che cosa ci racconta? Tra l’altro penso che in molti abbiano atrraversato di queste esperienze e che pertanto non valga la pena di ricostruire accadimenti usuali.
Volevo invece tornare ai campetti dell’infanzia. Essendo di dimensioni appena sufficienti per distinguere una metà campo dall’altra, era praticamente impossibile tirare il calcio d’angolo, essendo il limitare del campo molto prossimo alla porta. Vigeva quindi la regola: tre corner un rigore. Quando la squadra cacciava sul fondo della sua metà campo la palla, alla terza veniva dato il rigore.
Questa regola non fu mai messa in dubbio da nessuno, pur possedendo questa specie di cmpensazione una non trascurabile dose di astrusità.
Mi è parso ora, che nella nostra società il rifugiarsi in calcio d’angolo sia abbastanza frequente e che coloro che siedono in posti di responsabilità non di rado ricorrano a giochi di parole o a marchingegni procedurali per salvarsi in corner ed evitare il gol al passivo.
Siamo magnanimi, consentiamoglielo! Come privare menti brillanti, o comunque furbe, delle scappatoie che evitano una giusta penalizzazione, anche se ciò comporta di frequente un danno per il resto della comunità? Concediamo il beneficio della mimetizzazione, della polvere sotto il tappeto, del nascondersi dietro un dito.
Ma per Giove (il mo nome mi consente il ricorso al Dio dell’Olimpo), dopo tre corner, il rigore!