Il senno di poi

Le Cassandre del giorno dopo, che sanno prevedere tutto quello che si è già verificato, che avrebbero fatto diversamente da come si è fatto, che avrebbero risolto problemi irrisolvibili (che, tra l’altro, sono finiti e non sono più da risolvere), che riducono alla normalità ciò che è straordinario.

Genìa della quale è pieno il mondo, perché tutti siamo così e vediamo cosa non va negli altri e seppelliamo sotto un confortante strato di indifferenza i nostri peccati.

Auguriamoci di non trovarci mai a fronteggiare simili individui, molto bravi a criticare senza saper suggerire o fornire soluzioni.

Di non avere di fronte certa stampa, fatta di facili e faciloni giornalisti, quelli che prendono un elemento contrario e lo fanno diventare il più importante, trascurando volutamente e consciamente gli aspetti positivi o i fatti di contorno.

O alcuni magistrati che aprono le inchieste: un atto dovuto, dicono. Una volta aperte non possono mica chiuderle come uno sportello di automobile dopo esserne scesi.
Devono ovviamente far vedere che quell’atto dovuto nascondeva gravi delititi o misfatti o negligenze. E come può un’azione umana essere perfetta? Quanto facile è trovare un’imperfezione, se la si cerca con accanita e ipocrita volontà? E come diviene facile da quella posizione ingigantire ciò che è un piccolo, spesso trascurabile, elemento di un tutto ben più grande?

Attoniti assistiamo impotenti
allo sbranar di vittime innocenti