Il Museo Egizio di Torino: riflessioni a margine

Il Museo Egizio di Torino è considerato, per importanza dei reperti esposti e per completezza, il secondo al mondo, preceduto solo da quello de Il Cairo.
Come è arrivata una città come Torino a detenere questo primato? Una città bella ed importante, ma non certo tra le più grandi al mondo. Si pensi solo che il terzo museo egizio è quello di Londra e leggere Torino tra Il Cairo e Londra fa innegabilmente un certo effetto.
La storia dunque di questo primato è molto interessante, la definirei significativa alla luce di recenti fatti di casa nostra.
Ma andiamo con ordine.

ritratto di drovetti

Bernardino Drovetti

Bernardino Drovetti: chi era costui?

Napoleone Bonaparte aveva nominato questo personaggio, a lui fedele nel corso delle sue campagne militari, Console di Francia in Egitto. Una prestigiosa posizione, durata ahimè pochi anni e terminata a seguito della sconfitta del grande condottiero francese.
Il Drovetti, cui non dovevano mancare doti di iniziativa, rimasto per così dire disoccupato, comprende tuttavia che la civiltà egizia ha fatto breccia in quei tempi nella nobiltà e che i reperti che da essa arrivano vanno letteralmente a ruba.
Essendo dunque a due passi dall’origine di detti reperti, comincia a raccoglierli e, in men che non si dica, mette insieme una raccolta prodigiosa, per qualità e quantità di oggetti. Sono oltre 5.200 i pezzi che entrano in questa collezione nel momento in cui decide che è giunto il momento di venderla, facendo fruttare la sua passione di archeologo e raccoglitore.
La propone dunque a vari reami (allora erano di moda Imperi e Monarchie) per la “modica” cifra di 800.000 ducati piemontesi. Bisogna dire subito che tale importo, al cambio stimato con l’odierno €uro, corrispondeva a 400 milioni di €. Più o meno il PIL dell’intero Piemonte dei Savoia.
Il prezzo è considerato esagerato dalle varie corti alle quali per prime propone lo scambio, come dar loro torto?

Carlo Felice di Savoia

ritratto in uniforme militare

Carlo Felice

Alla fine comunque Drovetti si ricorda delle sue origini piemontesi e sbarca alla corte di Carlo Felice di Savoia.
Possiamo immaginare la trattativa che viene imbastita, con funzionari reali coinvolti a vario titolo nel convincere il Re a prendere in considerazione l’”affare”. Diciamo anche che sospettiamo che qualche migliaio di quegli 800,000 siano serviti per così dire ad ungere le ruote: non ne abbiamo alcuna prova, solo la verosimiglianza di una tale ipotesi, alla luce del malaffare che ha messo profonde radici nel nostro paese e non solo.
Fatto sta che Carlo Felice compie la follia ed acquista la collezione egizia del Drovetti e la espone, dopo averla fatta riordinare, nel Regio Museo delle Antichità Egizie, formalmente fondato nel 1824.
Saltiamo un po’ di tappe intermedie ed arriviamo al 1894 quando alla guida del Museo arriva Ernesto Schiaparelli. Uomo colto e studioso delle antichità, lo Schiaparelli si rende conto che la collezione presenta numerose lacune: sono presenti alcuni periodi della civiltà egizia, ma ne mancano all’appello di importanti.
Detto fatto, organizza la spedizione in Egitto dove intraprende numerosi scavi in varie località, scoprendo tombe e reperti che vanno a completare la collezione, facendone per l’appunto la seconda al mondo.

alcune sfingi

Scorcio della Galleria dei Re

Ed arriviamo ai giorni nostri

ed alla recente ristrutturazione del museo avvenuta nel 2015, in concomitanza con l’apertura dell’Expo di Milano, altra manifestazione sulla quale sono piovute critiche di sperperi e inutilità.
Già lavori erano stati anticipati per le Olimpiadi invernali del 2006, con la realizzazione della stupenda sala delle statue, ora denominata Galleria dei Re, progettata da Dante Ferretti, premio Oscar per la scenografia.
Un milione i visitatori del Museo nel 2016 e grande lustro internazionale a Torino.
Ma ci pensate se a suo tempo Carlo Felice avesse dichiarato che era meglio non farlo questo museo, che avrebbe comportato spese e favorito i soliti palazzinari rimestatori e corruttori? Se si fosse limitato ai conti della serva: quanti vengono a visitare il mio museo? quanto è il biglietto che pagano? quanti anni mi ci vogliono…?
A qualcuno viene in mente il ritiro dalla gara per le Olimpiadi a Roma…? Siete i soliti malpensanti!
Sta di fatto che non è facile saper guardare oltre la siepe per scavalcarla. È molto più semplice e comodo starsene seduti a guardare.