Il Duomo di Milano

Quando capito a Milano dalle mie tranquille Marche, non spesso, ma ogni due tre mesi succede, faccio sempre un salto  in Piazza Duomo.

Mi piace andarvi al mattino prestissimo, quando la luce del giorno non è ancora subentrata all’illuminazione artificiale che rende quella bellissima piazza un monumentale gioiello.

È di certo una delle più belle piazze d’Italia. Non ha il fascino dell’uniformità, i palazzi che vi si affacciano, Duomo compreso, sono espressioni di epoche diverse e nessuno di coloro che li hanno creati sembra essersi fatto troppi scrupoli nel tener conto delle vicine architetture: esercizi a sè stanti, progetti e realizzazioni fini a se stesse.

veduta a 360° col duomo, galleria, arengario

Ciononostante, l’insieme che ne risulta è comunque un insieme. L’occhio spazia dalla Galleria, austera e presuntuosa, all’Arengario, moderno e mussoliniano, a Palazzo Reale per finire al Duomo, maestoso ed imponente, il vero protagonista e punto di attrazione della Piazza.

Va visto al mattino presto, illuminato splendidamente dai riflettori, esaltato nell’artificiosità della luce che attrae e concentra lo sguardo, allontanando le distrazioni dei peraltro egregi vicini.

L’ultima volta, alcuni giorni fa, mi sono piazzato al centro della piazza deserta, erano le sei e mezza. Camminando a ritroso, senza staccare lo sguardo dalla facciata, mi allontanavo vieppiù, cogliendo le simmetrie dei finestroni, la magnificenza dei portali, il grido verso il cielo buio delle guglie, con  le mille statue che le popolano.

A un certo punto, non l’avevo mai notato, è spuntata dalla facciata la testa dorata della Madonnina. Arretrando, la prospettiva si amplia e fa sì che di metro in metro la statua si scopra vieppiù, finché… finché mi sono trovato a dover fare i conti con Vittorio Emanuele a cavallo, il monumento equestre che impedisce di arretrare ulteriormente. Ma non potevano, non dico non mettercelo, ai tempi sarebbe stato impossibile avanzare una simile petizione, ma almeno arretrarlo ancora di una ventina di metri, quanto basterebbe per veder spuntare l’intera oro lucente statua dal colmo della facciata?

Chissà se, al tempo, chi l’ha costruito si sia reso conto dell’immagine meravigliosa che toglieva al popolo, riservandola però a quel re a cavallo, che da lassù la prospettiva se la gode appieno.

Mi rifiuto di dare una risposta al quesito, però qualche metafora, in questa piccola constatazione, è fin troppo facile trovarcela…