Cespugli sulle sopracciglia

È quella di folti e invasivi cespugli sulle sopracciglia, l’immagine che mi viene in mente quando giro per le nostre strade. Non parlo delle stradine, queste vanno come vanno. Mi riferisco invece e purtroppo alle strade statali o provinciali, battute da un traffico costante con elevato transito di auto, velocipedi, motocicli e anche camion.

Ricordo che, fino a uno o due anni fa, i cigli erano ben puliti, l’erba non poteva crescere oltre i 30-40 centimetri e subito veniva rasata a livello del suolo con una buona tagliata.

C’era un certo piacere a girare per le strade, anche se non vi si faceva caso: ci si accorge delle cose quando non funzionano, non delle situazioni positive, che vengono considerate la corretta normalità.

Un tempo lontano c’era la casa cantoniera. Qualcuno di certo se la ricorda, con il suo intonaco marrone-rosa, il tetto a pendio ordinato, le finestre dalle persiane verdi disposUna casa cantoniera, rossa con archite simmetricamente sui due piani. Erano fatte con lo stampino, queste case, ma avevano una loro eleganza, forse perché, passandoci sempre davanti, l’occhio si era abituato. Campeggiava la scritta cubitale,   nera e in stampatello maiuscolo, CASA CANTONIERA.

Ovviamente il suo abitante era il cantoniere. Non conosco a fondo i suoi compiti (ne scoprite di più cliccando sull’immagine qui a lato), ma presumo fossero quelli di tenere in ordine il tratto di strada affidatogli, riempiendo le sporadiche buche, fino a che non fosse necessario un intervento più complesso con macchinari per rifare l’asfalto, e tagliando l’erba, soprattutto in prossimità delle curve, per consentire all’automobilista di vedere se qualcuno arrivava dall’altra parte.

Poco a poco sono scomparse, uno scemare silenzioso ma costante di cui non ci si avvede, come quando si passa da un ambiente dal confortevole tepore ad uno più freddo, non te ne accorgi finché, dopo un po’, ti rendi conto che fa freddo. Se andavate nelle aste del demanio trovavate queste costruzioni messe all’asta, se ne trova ancora qualcuna, disponibile per una fruizione privata. Il loro unico inconveniente, per chi le acquista, è che sono sulla strada, per questo il loro costo è contenuto.
I platani che affiancavano le strade, maestosi nei loro tronchi dal largo diametro, davano una prospettiva elegante e facevano capire che il mondo è una cosa ordinata e così bisogna mantenerlo.

Questi stessi platani sono ora nascosti dagli avanzanti ed incontrollati cespugli che crescono indisturbati tra di loro.

 

Ma ormai l’entropia ha preso il sopravvento. Per chi non lo sapesse, l’entropia è il disordine che regola l’universo e che è sempre in aumento. Possiamo parlare con cognizione di causa dell’entropia delle nostre strade. Non è uno scherzo del quale sorridere, è una situazione che non va presa sottogamba.

Mi è capitato di recente di trovarmi ad un incrocio al quale arrivavo dalla parte dello stop. Avevo già percorso l’anno scorso la strada: lo stop era inoffensivo, non intimoriva, l’incrocio consentiva una perfetta visibilità e già a una trentina di metri dal quadrivio si scorgeva se qualcuno arrivava dalla parte che aveva la precedenza.

Ora non più. Erba e canne coprono la visibilità per un’altezza superiore ai due metri ed è addirittura pericoloso controllarestrada con incrocio che non arrivi nessuno, potendo farlo solo spingendosi fino a metà incrocio. Fatto presente ai Carabinieri il palese contravvenire al proprio mandato da parte dell’ente gestore della strada, la risposta si è limitata al consueto allargarsi delle braccia e ad un laconico “bisogna fare attenzione”.

Da che cosa si vede il degrado di una nazione? Secondo me, non dalle grandi opere non concluse, ma dalle piccole lasciate andare, dal menefreghismo che lascia crescere l’erba tra i nostri splendidi platani, i cespugli lasciati crescere sulle sopracciglia, senza mai tagliarli.