Amico mio, ti voglio bene

Un gatto, o un cane, per dire degli animali domestici che meglio sembrano “capirci”, ispira e suscita il nostro affetto per due principali motivi.

Dipende da noi e dalla nostra cura preservarlo in una vita serena. È un po’ una compensazione che gli dobbiamo per il tenerlo custodito in casa, togliendogli il sacro dono della libertà. Densa di pericolose frequentazioni ed improvvidi incontri, ma pur sempre libertà. Ci guarda e si aspetta che lo nutriamo, lo accarezziamo e… gli facciamo fare i suoi bisogni.

Ma l’altro motivo, vero e importantecanegatto, è che ci sopporta: non ci critica, non fa osservazioni se non ci comportiamo bene, se alziamo la voce o ci mettiamo le dita nel naso.

Ci chiede solo rispetto, per il resto ci vuole sempre e comunque bene, unico vero e sincero compagno della nostra esistenza.

Talvolta penso che nel suo personale modo di vedere le cose qualche critica ce la farebbe volentieri e certamente la meriteremmo, come scolaretti colti in flagrante reato da una condiscendente maestra. Tuttavia per nostra fortuna non può esprimerci il suo dissenso, non può dirci nulla, i nostri due mondi non comunicano se non in particolari situazioni di routine, quelle citate prima.

Possiamo dunque continuare a cullarci in questa benefica e salvifica illusione, a immaginarci come due amici con tanto bisogno l’uno dell’altro: non dimentichiamo che noi diamo molto a lui ma che il nostro amico animale contraccambia con la sua quotidiana, sorniona presenza.